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IL BASOLATO ROMANO DEL TUNNEL DEL PONTE DI TALIENTE A FORMIA

Ne ho già parlato qualche mese fa assieme al Ponte romano di Taliente.

Ho avuto modo di visitarlo due volte, la prima volta da solo , la seconda volta in compagnia di Tommaso Bosco.

Ho pescato nel mio cellulare queste quattro foto da me scattate all’interno di questo tunnel conservato in modo eccezionale insieme allo stesso Ponte di Taliente.

La funzione di questo tunnel , credo sia stata quella di convogliare le acque piovane della zona di Acerbara facendole scorrere sotto il Ponte di Taliente per sfociare sulla spiaggia di Vindicio , a fianco della Villa Danese , di fronte allo stabilimento balneare ex “Frungillo” .

Un sepolcro romano a fianco di predetto Ponte è invece a noi pervenuto in solo due linee di grandi pietre calcaree opportunamente lavorate.
Abbiamo ,comunque, un disegno del Mattej che lo riproduce in tutto il suo splendore. ( foto nella sezione commenti)

Anche queste mie scoperte , come altre, sono state rese piu facili nella loro ricerca , dai disegni di Pasquale Mattej.

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In questa zona resta da individuare ancora un altro Ponte romano disegnato dal Mattej e chiamato :
Ponte sul fossato delle conche .(foto in sezione commenti )

Fossato che credo sia localizzato tra Clinica Costa e via Acerbara, avendo consultato una mappa militare che ho già postato a suo tempo e che riporta appunto un: Canale delle conche.

Spero, assieme ai miei amici, di rintracciare anche questo sito che ritengo sia nascosto in un ambiente di fitta vegetazione, alle spalle di una proprietà che appartenne all’artista Pino Daniele deceduto alcuni anni fa.

Il cattivo tempo degli ultimi giorni ha impedito le nostre programmate perlustrazioni in questa zona, ma dovrà pure arrivare il momento opportuno per una prossima camminata archeologica.

Raffaele Capolino

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LA CHIESA DI SANTA TERESA A FORMIA
La storia della sua costruzione

Questa Chiesa di Formia nacque da una donazione di D. Nicola Pacifico, un ricco benestante di S.Severino della provincia di Salerno, all’Ordine dei Carmelitani Scalzi di S.Teresa con sede in Roma .

Con atto del 20 maggio 1735 notaio Giovanni Caruso di Napoli , Don Nicola trasferì al suddetto Ordine religioso un credito verso terzi per un importo di 24.150 ducati.

L’importo più consistente ( ducati 20.00O ) era a carico del Duca di Monasterace ( Calabria ) , D. Domenico Perrelli.

Altri crediti minori ceduti riguardavano Antonio Palombo di Castellone e tal Leonardo Di Crescenzo.

Lo scopo della donazione era quello di edificare a Formia, in un luogo intermedio tra Castellone e Mola una Chiesa e un annesso convento da titolare a : Le Anime Sante del Purgatorio sotto la protezione della SS. Trinità e di S. Teresa.

La Diocesi di Gaeta, a quel tempo, era governata dal Frate Spagnolo Giacomo Pinaque che segui’ l’operazione.

Furono acquistati due lotti di terreni contigui e la Chiesa fu terminata e benedetta il 7 ottobre 1739 .
Mancava però il settore dell’ospizio-convento .

Nel 1741 D. Giovannantonio , fratello di D. Nicola , fece dono al convento crediti nella somma di ducati 16.648 e nello stesso anno anche lo stesso D. Nicola Pacifico dono’ al convento altri suoi crediti per un totale di 12.586 ducati inserendo una clausola per un versamento annuale di 100 ducati in favore della propria sorella D. Giulia Alvina.

Quest’ ultima però , nel 1748 e benché novantatreenne , intentò causa nella Gran Corte della Vicaria di Napoli chiedendo di far abbattere Chiesa e ospizio-convento per i precedenti atti stipulati dai suoi fratelli che , secondo le sue ragioni , utilizzarono beni di famiglia e non beni personali.
I frati Teresiani si seppero difendere e ottennero vittoria .

Gli stessi Frati per realizzare il convento fecero anche ricorso , nel 1784 , a prestiti che ottennero dai Frati Carmelitani dell’ 0rdine di Monte Carmelo che intervennero anche nei lavori di completamento dei lavori.

Il complesso edificato fu visitato per due volte dall’allora Re Carlo III, ma subì gravissimi danni durante l’assedio di Gaeta del 1806 ad opera dell’Armata Francese.
In aggiunta , nello stesso anno , si verificò lo scioglimento della corporazione Carmelitana i cui beni furono incamerati e la Chiesa venne chiusa.
In questo stesso periodo fu soppresso sia il Monastero dei PP. Olivetani che l’ospizio dei PP. Teresiani scalzi addetto a quartiere dei soldati di passaggio, come risulta da una relazione inviata dal Rev. Angelo Forcina , Parroco della Chiesa di S. Erasmo in Castellone .

Dopo l’occupazione militare per l’assedio di Gaeta del 1806, la struttura del convento fu assegnata al Comune confermato con decreto del 23 aprile 1812 , situazione che porterà a far aprire la Chiesa intorno al 1830

Un altro restauro fu eseguito nel 1849 , grazie ad una donazione da parte del Cav. D. Filippo Albito Piccolomini che, senza eredi ascendenti e discendenti , abitava in un palazzo di sua proprietà nella Contrada del Carmine in Castellone.( ved. foto in sezione commenti)
In quello stesso anno fu deciso di adibire il Convento ad ospedale militare.

Nel 1854 il Comune di Mola e Castellone offrì al Re Ferdinando l’intero convento ma con impegno di prendersi cura della Chiesa .
Fu in questa occasione che la struttura ritornò a funzionare come caserma militare dei Borbonici.

Nel 1858 i monaci Trinitari Scalzi divennero temporaneamente proprietari per essere venuti in possesso della Fondazione Teresiana.

Con la scomparsa dei Borbone , i PP. Trinitari furono cacciati e l’intero complesso fu attribuito alla Provincia di Terra di Lavoro che lo concesse in fitto al Comune di Formia per un cannone annuo di L. 850.

Nel 1915 l’intero complesso subì gravissimi danni a causa del terremoto di Avezzano . I lavori di restauro furono saldati in ritardo nel periodo di gestione del Podestà Felice Tonetti.

Sono convinto che ancora oggi molti aspetti non si conoscono bene per gli innumerevoli passaggi di proprietà che interessarono i Monaci Carmelitani , i Teresiani , i Trinitari seguiti poi dalla Provincia di Terra del Lavoro , Regno d’Italia e Comune di Formia.

Pasquale Mattej ebbe modo di disegnare sia l’esterno del complesso religioso , che gli interni della Chiesa come da foto allegate a questo post.

Nel 1876 , nella Chiesa di S. Teresa erano presenti sette altari oltre al maggiore dedicato a S. Teresa.
Gli altari minori erano dedicati a:
Vergine del Rosario
Vergine Addolorata
Santa Filomena
S. Giovanni di Matha ( co-fondatore ordine Trinitario)
S. Felice Valois
S.Giovanni della Croce
Due Santi dell’ordine Teresiano.

Un dipinto di S. Giovanni di Matha , fu commissionato, per il quarto altare minore , dal Re Ferdinando II a Pasquale Mattej che lo eseguì , ma non possiamo oggi ammirarlo perché scomparso.

Ho cercato di semplificare la narrazione di per sè molto complicata per i numerosi personaggi intervenuti e per gli eventi che hanno riguardato la struttura religiosa che , tuttora , è utilizzata parzialmente dal Comune di Formia.

Difatti una buona parte del complesso monastico, che fu in un periodo successivo anche adibito a caserma di reparti di cavalleria ( da qui il toponimo : Gli stalloni ) , è in uno stato di fatiscenza e di abbandono totale, forse anche perche’ ancora oggi non è chiaro a chi compete la proprietà totale di questo grande immobile .

La narrazione è stata resa possibile dalla consultazione di documenti conservati nell’Archivio Storico del Comune di Formia ” Franco Miele ” situato all’interno della Torre di Mola e dalla disponibilità dimostratami da Massimo Patroni Griffi per una visita ai luoghi di sepoltura di un suo avo.

Raffaele Capolino

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CI RISIAMO CON QUESTA STERILE PROBLEMATICA TRA LE CITTÀ DI ARPINO E DI FORMIA

Personalmente posso rilevare due inesattezze nella richiesta “Arpinate”.

Nel cartello apposto all’entrata di Formia non mi risulta possa leggersi che Cicerone sia nato a Formia , come gli Arpinati riferiscono e lamentano.

Addirittura, dopo più di duemila anni , ancora si mette in dubbio che Cicerone sia stato ammazzato a Formia quando questo fatto ci è stato tramandato da sempre da tutti gli storici di questo mondo a cominciare da Plutarco.

Consiglierei agli amici di Arpino di apporre il seguente cartello all’ingresso della propria Città con la scritta :

” A R P I N O
Città natale di Cicerone ”

Anche se il luogo preciso in cui nacque Cicerone, attualmente non è più nel territorio di Arpino , ma rientra per l’esattezza in quello di Sora .

E si spera che il tempo che si perde per queste inutili disquisizioni venga invece utilizzato per cose più importanti.

Se poi volessero continuare questa sciocca polemica anche per il luogo preciso in cui Cicerone fu ucciso, possono sempre chiedere la riapertura delle indagini alle autorità competenti !!! !!!!!!!!!!!!!

Raffaele Capolino

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LE DUE PORTE LATERALI DELL’AREA SEPOLCRALE CHE CIRCONDA LA TOMBA DI CICERONE A FORMIA

L’area circostante la Tomba di Cicerone aggiunge ulteriore imponenza al Monumento principale pur se alto 24 metri.

Questo spazio che sembra quasi un quadrato , in realtà ha il lato lungo l’Appia che misura metri 80 e una profondità di 70 metri, con due porte laterali visibili ancora oggi ma che sfuggono all’ammirazione del visitatore che resta affascinato dalla imponenza della Tomba che, inizialmente, doveva apparire con primo piano a forma quadrata e secondo piano in forma cilindrica .

La porta lato ovest è attualmente ben conservata ed emana una particolare bellezza “ellenica ” come appare in due foto postate.

La porta lato est invece, pur completa negli elementi , non fu ricomposta negli anni ’50 – ’60 quando fu restaurato il sito globale.

L’architrave fu trovato in più pezzi e per questo non fu possibile riprodurre l’originaria sistemazione della porta.

Le ultime tre foto ci mostrano la situazione attuale della porta est con le sue parti poste senza alcun ordine su muro perimetrale in completo “opus incertum ” per la maggior parte rifatto durante il restauro gia’ citato.

Dalla Via Appia chi ha occhi attenti scorge un tratto di strada pavimentato con basoli calcarei , largo più di due metri che sembra puntare verso la costa di Vindicio.

Possiamo dire che , complessivamente, il muro di recinzione dell’area circostante il Sepolcro di Cicerone ci è pervenuto in discrete condizioni e contribuisce , non poco, a dare ulteriore fascino al Mausoleo Formiano costruito per il più grande Oratore e avvocato di tutti i tempi.

Raffaele Capolino

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Altro reperto archeologico di provenienza Formiana al Museo di Palazzo Massimo
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Altro reperto archeologico di provenienza Formiana al Museo di Palazzo Massimo alle Terme Roma

ritratto femminile h M. O,29 marmo
Reperto trovato in Formia tra il 1934 e il 1945 riferibile alla fine del l sec. Ac
(Notizia da Guida Museo Archeologico di Formia)

alle Terme Roma

ritratto femminile h M. O,29 marmo
Reperto trovato in Formia tra il 1934 e il 1945 riferibile alla fine del l sec. Ac
(Notizia da Guida Museo Archeologico di Formia)

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INDIVIDUATO A FORMIA UN ALTRO SEPOLCRO ROMANO CON L’AIUTO DI
UN DISEGNO DI PASQUALE MATTEJ.

Si tratta di un sepolcro disegnato dal Mattej sulla Via Appia in una posizione avanzata sul lato est dalla parte opposta alla Tomba di Cicerone ( ved. foto ).

Dal disegno questo sito appare chiaramente posizionato poco prima del Sepolcro dell’Oratore .

Esattamente come il Sepolcro romano individuato, cinquanta metri prima del Sepolcro di Cicerone sul lato destro della Via Appia, in una proprietà privata e fotografato con il permesso del proprietario del terreno.

Determinante è stata anche una segnalazione pervenutami dal mio amico Tommaso Bosco .

Attualmente il sito, visibile anche dalla strada, risulta fuori area per un terzo trovandosi per due terzi sotto il livello di campagna.

Questo ritrovamento , grazie al disegno del nostro concittadino, è una ulteriore dimostrazione che Pasquale Mattej , nei suoi disegni, ci ha trasferito esattamente ciò che ha visto , senza alcuna modifica dei luoghi che hanno stimolato il suo ingegno pittorico e il suo interesse archeologico.

Raffaele Capolino